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pdaltavillamilicia
Il Blog del Circolo PD di Altavilla Milicia
POLITICA
18 febbraio 2009
STOP INTERCETTAZIONI

La giustizia è l’argomento più caro a Silvio Berlusconi. Non perché abbia a cuore il principio della giusta durata del processo, né per tutelare la sicurezza dei cittadini assicurando la certezza della pena. Anzi tutto questo lo terrorizza visto che è riuscito a sottrarsi al giudizio della legge con la prescrizione, l’immunità o depenalizzando i reati per cui era incriminato, come ad esempio il falso in bilancio. Neutralizzato di fatto il potere giudicante, resta quello inquirente che dà qualche fastidio soprattutto se la notizia del reato viene fuori e gira tra le pagine di quei pochi giornali ancora liberi e indipendenti. E, infatti, proprio ieri (lunedì 16 febbraio), la Commissione Giustizia della Camera ha dato il via libera al disegno di legge del governo sulle intercettazioni che prevede:

  • divieto di pubblicazione di qualsiasi informazione inerente le indagini fino all’udienza preliminare. Questo vuol dire che casi come il crack parmalat che coinvolgono milioni di piccoli risparmiatori verrebbero resi pubblici con mesi di ritardo;

  • carcere per quei giornalisti che pubblicano intercettazioni per le quali sia stata ordinata la distruzione o relative “a conversazioni o flussi di comunicazione riguardanti fatti e circostanze o persone estranee alle indagini di cui sia stata disposta l'espunzione”. Nel Paese che garantisce l’impunità a politici e imprenditori i giornalisti rischiano di pagare malgrado il diritto all’informazione sia sancito dalla Costituzione;

  • non tutti i reati possono essere intercettati, ma solo i reati con pene superiori ai 5 anni, compresi quelli contro la Pubblica Amministrazione; ingiuria; minaccia; usura; molestia; traffico-commercio di stupefacenti e armi; insider trading; aggiotaggio; contrabbando; diffusione materiale pornografico anche relativo a minori.

  • per le intercettazioni ambientali le cimici possono essere piazzate solo nei luoghi dove si sa che si sta compiendo un'attività criminosa. Eccezion fatta per i reati di mafia e terrorismo. Qui l’obbiezione non trova risposta: Come fanno gli inquirenti a conoscere con certezza i luoghi dove si consumeranno i reati?;

  • le intercettazioni potranno durare al massimo non più di 60 giorni: 30 più 15 più 15. Per reati di criminalità organizzata, terrorismo o minaccia col mezzo del telefono si può arrivare a 40 giorni prorogabili di altri 20. Quindi se gli inquirenti sono vicini a raccogliere prove importanti e si trovano al 60° giorno il lavoro di due mesi viene vanificato. E poi per certe indagini come quelle  riguardanti i  reati di mafia, terrorismo, sequestro due mesi sono pochissimi;

  • i verbali delle telefonate saranno custoditi in un archivio presso la Procura. I procuratori avranno il potere di gestione e controllo dei centri di intercettazione e di ascolto. Si passa da un collegio di magistrati responsabili delle intercettazioni ad un'unica persona;

  • le intercettazioni non potranno essere usate in procedimenti diversi da quelli per i quali sono state disposte. Salvo i casi di mafia e terrorismo;

  • vietate le riprese tv nelle aule giudiziarie, a meno che tutte le parti non siano d'accordo.

Questi provvedimenti purtroppo passano sotto il silenzio e l'indifferenza dell'opinione pubblica italiana. Grazie alla complicità dei media in generale, ma più in particolare dei mezzi di informazione, Berlusconi riesce a spacciare questi provvedimenti come i veri problemi della giustizia italiana. Cosa c'entrano le intercettazioni con i tempi biblici dei processi? E con l'impunità? Non bisognerebbe forse semplificare gli iter giudiziari, destinare più risorse per i tribunali e per le forze dell'ordine, inasprire le pene...?
Le intercettazioni sono uno strumento formidabile per scoprire i reati, condurre le indagini e garantire così la sicurezza dei cittadini (leggi l'articolo Santa Rita, in aula le intercettazioni choc).

      Matteo Scirè
(Coordinatore Circolo)



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POLITICA
4 dicembre 2008
IL GOVERNO PENALIZZA ANCHE LO SVILUPPO DELLE ENERGIE ALTERNATIVE

Il Governo taglia gli stanziamenti destinati alla promozione delle energie alternative e del risparmio energetico (leggi articolo Repubblica). In altre parole i cittadini non potranno più usufruire delle detrazioni fiscali per l’installazione di pannelli solari, caldaie a basso consumo, infissi isolanti ecc.

L’adozione del provvedimento ha implicazioni di grande rilievo economico ed etico. In un momento di recessione, l’Esecutivo va a colpire un settore che coniuga produzione di ricchezza, risparmio economico e tutela dell’ambiente. Un mercato in espansione che negli ultimi anni ha dato lavoro a migliaia di persone. Il provvedimento mette a rischio la sopravvivenza delle imprese che già dal suo annuncio lamentano il calo degli ordini: "Siamo stati subissati di telefonate di protesta e oltre il 90% degli interventi preventivati per i prossimi mesi sono stati disdettati", lamenta Sergio D'Alessandris, presidente dell'associazione di categoria Assolterm (Associazione Italiana Solare Termico). "Per molte piccole aziende fiorite o cresciute in questi anni - ricorda - a questo punto si mette davvero male, in tanti temono il fallimento anche perché in previsione di un mercato che avrebbe continuato a crescere hanno investito e si sono allargate per tenere testa alla domanda in espansione".

D’altronde cosa ci si poteva aspettare da un Governo che si oppone alle proposte dell’Ue in materia di tutela ambientale e che non rispetta i parametri stabiliti dal protocollo di Kyoto, con la scusa che le imprese italiane pagherebbero un costo troppo elevato? E che dire allora del prezzo pagato dai cittadini a causa dell’inquinamento: stress, nevrosi, tumori. Pensiamo ai casi più eclatanti, come gli avvelenamenti provocati dai petrolchimici, dalle fabbriche di amianto, dallo smaltimento illegale dei rifiuti speciali da parte delle aziende, dalla contaminazione delle falde idriche ecc.

I cittadini hanno diritto a respirare aria pulita, a bere acqua pura, a vivere in luoghi salubri. Ciò non è utopia, ma l’orizzonte verso cui dovrebbe tendere l’azione di governo di un Paese avanzato. Oggi, invece, ci troviamo al cospetto di una politica che non vede la tutela dell’ambiente come una priorità da perseguire per migliorare la qualità della vita delle persone, neanche quando questa potrebbe rappresentare una fonte di mercato sano e di autentico sviluppo: una politica suicida e incivile.

Dall’altro lato dell’oceano, negli Usa, dove l’industria è fortemente sviluppata, Obama lancia un piano di investimenti per fronteggiare la crisi, incentrato sullo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili e sulle grandi opere che daranno lavoro a milioni di persone per diversi anni e che innovano il Paese. In Francia Sarkozy aumenta i fondi per l’istruzione e la formazione. In Italia Berlusconi taglia su scuola e ambiente, aumenta l’iva a Sky (suo concorrente), distribuisce social card di 40 euro per gli anziani e una tantum (da 200 a 1000 euro all’anno) alle famiglie.

     Matteo Scirè
(Coordinatore Circolo)

25 ottobre 2008
DIFENDIAMO LA SCUOLA

Il governo Berlusconi vuole mettere in ginocchio la scuola. Autrice nominale del provvedimento la ministra Maria Stella Gelmini, colei che per superare l'esame di abilitazione all'albo degli avvocati si spostò in un "diplomificio" di Reggio Calabria. Colei che qualche mese fa dichiarò che gli insegnanti del sud abbassano la qualità della scuola italiana.

I provvedimenti del decreto Gelmini sono veramente preoccupanti. A farne le spese, in primo luogo, gli studenti di ogni ordine e grado. La quantità e la qualità della didattica verranno seriamente compromesse. Alle elementari, un unico insegnate dovrà occuparsi di diverse aree disciplinari in classi più numerose, con scarsa attenzione ai ritmi e alla personalizzazione dell'apprendimento; molti istituti, soprattutto quelli nei piccoli centri, saranno costretti a chiudere, tanti altri dovranno abolire il tempo pieno con ripercussioni per la vita delle famiglie impegnate in orario pomeridiano. L'Università inoltre, con il drastico taglio dei finanziamenti, dovrà limitare l'attività di ricerca e sarà costretta a dipendere dalle risorse erogate da imprese disponibili a finanziarla e ad aumentare necessariamente le tasse per sostenere le attività.

Proponiamo il discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN), Roma 11 febbraio 1950:

"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:
- rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
- attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
- dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!"


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19 agosto 2008
SALVA ITALIA!
S'intitola così la petizione che il Partito Democratico ha promosso e che partirà dal fine settimana per concludersi il 25 ottobre, in occasione della manifestazione nazionale indetta dal partito. La petizione ha al centro due questioni: la difesa delle regole democratiche contro le forzature e le leggi sbagliate del governo; la lotta per far ripartire l'Italia, cominciando da stipendi e pensioni... (leggi il testo completo della petizione).



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18 agosto 2008
I CENTO GIORNI DI BERLUSCONI - UNA GUIDA RAGIONATA AD UN GOVERNO IRRAGIONEVOLE

Segnaliamo l'e-book realizzato dal quotidiano l'Unità sui primi 100 giorni del terzo governo Berlusconi: I cento giorni di Berlusconi.

In 64 pagine, gli autori - Alessia Grossi e Paola Zanchi, col contributo di Tullia Fabiani - forniscono dati e informazioni, mettendo a nudo il groviglio di populismo e interessi personali che guidano l'operato del governo.

Buona lettura!
     
       Matteo Scirè
(Coordinatore Circolo)




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24 luglio 2008
No alla legge bavaglio

Sosteniamo l'appello dell'USIGRAI (sindacato dei giornalisti RAI) sulla libertà di informazione messa a rischio dalla legge sulle intercettazioni proposta dal Ministro della Giustizia. Il provvedimento, infatti, oltre a compromettere l'efficacia delle indagini, impedirebbe la diffusione di informazioni di rilevanza pubblica.

COMUNICATO
Il nostro diritto di informare e' la vostra libertà di sapere. E’ la possibilità che abbiamo di difendervi dalle truffe e dalle cliniche degli orrori, da imbrogli grandi e piccoli, dalla mala politica fatta di interessi e clientele, da chi vi ruba persino le emozioni truccando o condizionando i risultati sportivi. Dovremmo tacere anche su “calciopoli”, in futuro, se venisse approvato il disegno di legge del Ministro della Giustizia. La tutela della riservatezza è un valore anche per noi giornalisti, ma non può essere usata come pretesto per bloccare l’informazione giudiziaria.
Per queste ragioni l’Usigrai sostiene la difesa del diritto di cronaca che la Federazione Nazionale della Stampa sta attuando con tutte le iniziative possibili. Consideriamo il disegno di legge sulle intercettazioni un autentico bavaglio. Le norme proposte affievoliscono il diritto – dovere di informare e travolgono il diritto dei cittadini a sapere. Facciamo sindacato insieme, diciamo “no” alla legge-bavaglio.

       Matteo Scirè
(Coordinatore Circolo)




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17 luglio 2008
IL GOVERNO COLPISCE IL MEZZOGIORNO E LE VITTIME DELLA MAFIA

Riportiamo due comunicati del Senatore Pd Giuseppe Lumia su alcuni gravissimi tagli del Governo Berlusconi al Mezzogiorno (Sicilia e Calabria in particolare) e al fondo per le vittime della mafia.

Ancora una volta la Sicilia, roccaforte della PDL nel Sud Italia, viene depredata, mentre quella parte di popolazione che subisce ingiustizie di tipo mafioso perchè non accetta e si ribella al potere delle organizzazioni criminali viene abbandonata a se stessa dallo Stato.


DECRETO FISCALE: LUMIA (PD) ”IL GOVERNO CANCELLA FONDI AGRICOLTURA E INFRASTRUTTURE DESTINATE ALLA SICILIA”
Dichiarazione del senatore del Pd Giuseppe Lumia

Roma, 17 luglio 2008 - “Un vero e proprio tsunami si è abbattuto sulla Sicilia. La Destra oggi al Senato ha cancellato definitivamente i 50 milioni destinati dal Governo Prodi alle aziende agricole siciliane, colpite dalla malattia della peronospora. Non c’è stato verso, abbiamo provato in tutti i modi con emendamenti ripetuti per evitare un danno a un settore vitale e moderno della nostra agricoltura. Ma non basta”. E’ il duro commento del senatore del Pd, Giuseppe Lumia, che aggiunge: “Il Governo Berlusconi ha colpito il sistema e tutti gli investimenti sulle infrastrutture siciliane: ha spazzato via 240 milioni di euro per l’area metropolitana di Palermo, 240 milioni di euro per area metropolitana di Catania, 246 milioni di euro per l’area metropolitana di Messina, 180 milioni di euro per il lotto autostradale Agrigento-Caltanissetta. Ancora, sono stati cancellati in Sicilia 350 milioni di euro per ciascuna annualità destinati alla viabilità secondaria, ridotta ormai a pezzi”. Il parlamentare del Pd continua: “Se facciamo la somma finale, alla Sicilia sono stati sottratti più di 2 miliardi di euro. L’autonomia siciliana non ha nessun peso con il governo Berlusconi. Non c’è in nessun altro provvedimento il ben che minimo tentativo di recupero. Ci sono solo generici impegni su un futuro che non sta incrociando neanche la manovra di Tremonti che alla Camera ha previsto nuovi 150 emendamenti, senza che nessuno è stato destinato al recupero dello scippo perpetrato ai danni della Sicilia, della Calabria e del Mezzogiorno”. “Il Pd – conclude Lumia - ha presentato emendamenti seri e rigorosi che potevano essere accolti in nome di una Sicilia moderna e avanzata. La Destra non ha avuto il coraggio di fare una scelta proporzionata ai consensi ottenuti e agli interessi della propria Regione”.


LUMIA (Pd), GOVERNO RIPRISTINI FONDO VITTIME DI MAFIA
Palermo, 16 luglio 2008 - «Più che a parole, la lotta alle mafie si fa con gesti concreti che talvolta assumono anche un forte valore simbolico. Per tale motivo, è oggettivamente grave che venga tagliato il fondo destinato ai familiari delle vittime di mafia. Cittadini già duramente colpiti per la perdita dei lori cari, uccisi dalle organizzazioni criminali solo perché hanno preferito compiere fino in fondo il proprio dovere verso le nostre istituzioni democratiche». Lo ha dichiarato il senatore del Pd Giuseppe Lumia.
«Fatti come questo – ha concluso l’ex presidente dell’Antimafia – dovrebbero farci profondamente vergognare, ma sembra che qualcuno questo senso della vergogna lo abbia già smarrito da tempo. Mi auguro che rapidamente si corra ai ripari». 


        Matteo Scirè
(Coordinatore Circolo)




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POLITICA
6 luglio 2008
GIUSTIZIA SCHIZOFRENICA

Mentre monta la polemica sul così detto lodo Alfano (sull’immunità per le più alte cariche dello Stato) e sulla sospensione dei processi, aumenta vertiginosamente il numero dei boss ai quali viene revocato il 41 bis, ovvero il regime di carcere duro per i mafiosi. Malgrado gli ergastoli, gli assassini di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Libero Grassi… diventeranno detenuti comuni, alla stregua del piccolo spacciatore o ladruncolo. Senza l’isolamento i boss avranno più possibilità di comunicare con l’esterno e di riprendere la gestione a distanza dei propri affari.

Mentre crolla il sistema giudiziario italiano e si mette a rischio l’importante azione di contrasto alle mafie, il Governo pensa di tutelare la sicurezza dei cittadini italiani schedando i bambini rom attraverso il prelievo delle impronte e inasprendo le pene per i reati minori, per i quali, allo stesso tempo, si prevede la sospensione dei processi (L'appello / Cento costituzionalisti contro il lodo Alfano).

L’immunità alle più alte cariche dello Stato – prevista anche in altri Paesi, ma solo per il Presidente della Repubblica – si estende anche al Presidente del Consiglio (carica di governo) e ai presidenti di Camera e Senato, unico caso al mondo. Il tutto giustificato da una motivazione senza fondamento giuridico, oltre che morale: la giustizia non può giudicare il politico perché scelto dal popolo, ergo per cui il politico può commettere tutti i reati che vuole.

Senza andare troppo lontano pensiamo al condizionamento sul voto esercitato dalla mafia in Sicilia. Per assurdo: se il capo della cupola Matteo Messina Denaro avesse la possibilità di candidarsi e decidesse di entrare in politica riceverebbe sicuramente la maggioranza dei consensi. Da quel momento diventerebbe innocente: non potrà essere processato per gli omicidi e tutti i reati commessi prima o durante perché voluto dal Popolo.

E' inquetante constatare che le priorità di Berlusconi coincidano con quelle dei fuorilegge.

E il calo dei consumi, la competitività delle imprese, la ricerca, il Mezzogiorno, la realizzazione delle infrastrutture, il problema dei rifiuti, la perdita del potere d'acquisto dei salari, l'istruzione di qualità, la formazione della nuova classe dirigente...?

       Matteo Scirè
(Coordinatore Circolo)




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POLITICA
19 giugno 2008
Il vento della libertà... ad personam

Ci risiamo! Dopo la presentazione dell’emendamento salva Rete 4, poi saltato, continua la serie di interventi governativi ad personam con la votazione al senato della norma "salva premier". Il provvedimento, infatti, prevede la sospensione di tutti i processi per reati commessi fino al 30 giugno 2002, tra cui anche quello di Berlusconi per corruzione in atti giudiziari. Secondo l’ANM (Associazione Nazionale Magistrati) sono a rischio 100mila processi.

Se tra le priorità del Governo rientra la riforma e l’efficienza della macchina giudiziaria ci saremmo aspettati più fondi e risorse. E invece no! Le auto dei magistrati e degli inquirenti continueranno a ritrovarsi sempre a corto di benzina, gli uffici dei tribunali senza carta per le fotocopie e i cittadini coinvolti nei processi civili o penali attenderanno anni ed anni per giungere al giudizio finale. E allora meglio bloccare i processi e allo stesso tempo limitare il ricorso alle intercettazioni, nonché la loro pubblicazione.

Nel frattempo fa eco sui media la Robin Hood tax che dovrebbe colpire banche e petrolieri (misura che sicuramente ricadrà sempre sui contribuenti, con l’aumento dei costi dei servizi bancari e del prezzo del carburante), mentre passano sotto silenzio la reintroduzione del ticket sui farmaci e sulle prestazioni sanitarie, il taglio al trasferimento di risorse agli Enti locali (che costringerà gli EE.LL. ad introdurre nuove tasse o aumentare quelle esistenti) e la sospensione, su richiesta della Confindustria, dell’azione di classe (class action).
Quest’ultima, introdotta dal Governo Prodi, consente alle vittime di uno stesso reato di mettersi insieme e intentare un'azione legale collettiva, piuttosto che ricorrere individualmente. Quali i vantaggi? In parole povere si potrebbe semplificare col detto “l’unione fa la forza”: un’unica azione legale, meno spese sia per i ricorrenti sia per lo Stato, più forza ai cittadini deboli e inermi di fronte allo strapotere delle multinazionali.
Grazie alla class action negli Usa il crack ENRON si è risolto con la condanna e l’arresto del managment dell’azienda e il risarcimento di tutte le parti lese, in Italia le migliaia di risparmiatori coinvolti nei crack Cirio e Parmalat, spesso inconsapevolmente e con l’inganno delle banche complici della truffa, aspettano ancora giustizia.

Visto che siamo in tema di giustizia e considerato che la coalizione di maggioranza si chiama “Popolo della Libertà” viene da chiedersi che cosa loro intendono per “libertà”?
Forse… faccio ciò che mi pare e prendo in giro gli italiani!!!!
 
     Matteo Scirè
(coordinatore Circolo)




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4 giugno 2008
Berlusconi toglie 2 miliardi di euro a Sicilia e Calabria per finanziare il taglio ICI


Leggi articolo - la Repubblica 

Ebbene sì. Il governo Berlusconi ha tagliato 2 miliardi di euro a Sicilia e Calbria per finanziare il taglio dell'ICI sulla prima casa. A farne le spese le speranze di sviluppo e di crescita dell'Isola.

Cerchiamo di essere più precisi:
- 980 milioni ex Fintecna per le grandi infrastrutture;
- 700 milioni di euro per le strade provinciali;
- 55 milioni destinati alla stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili di Palermo;
- 50 milioni in favore degli agricoltori per i danni prodotti dalla peronospora;
- 78 milioni per il campus universitario di Enna.

Il provvedimento è passato sotto lo scandaloso silenzio dei rappresentanti siciliani del centro destra: dal governatore della Regione, Raffaele Lombardo, ai ministri del governo nazionale, Angelino Alfano e Stefania Prestigiacomo. Se consideriamo che la Sicilia da decenni è la roccaforte del centro-destra ci saremmo aspettati un trattamento migliore.

Frattanto la Lega Nord dirotta le risorse verso il Settentrione e si prepara al federalismo fiscale, che colpirà per l'ennesima volta il Mezzogiorno.

Inoltre bisogna precisare che il taglio dell'ICI non favorisce le famiglie disagiate (bieca propaganda mediatica) perchè queste, proprio per la loro condizione di difficoltà, abitano in affitto poichè non possono acquistare una casa. Allora mentre la famiglia di Palermo continuerà a pagare l'affitto e a non poter accendere un mutuo per comprare casa, l'imprenditore del varesotto non pagherà l'ICI sulla sua villa. Sono questi i paradossi e le ingiustizie dell'Italia.

        Matteo Scirè
(Coordinatore Circolo)




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